home less Heart di alessandro chiodo

La donna era felice, felice e commossa... non riusciva a contenere il pianto di gioia che le sorgeva come da una fonte d'acqua viva. Al suo sguardo offuscato dalle lacrime, la figura dell'uomo a cui doveva la sua guarigione le sembrava come un albero esile esposto al tormento dei venti che lo scuotevano da ogni lato senza riuscire a sradicarlo.

«Chi mi ha toccato... chi mi ha toccato?» continuava a ripetere il profeta, guardandosi intorno, attorniato da una folla di esseri umani assetati e affamati «... chi è stato a toccarmi?». Gli rispose un suo discepolo «Maestro... tu vedi quanta gente ti circonda e ti tocca... come puoi chiedere "chi mi ha toccato?"».

Una donna, però, si fece avanti tra la calca e, giunta innanzi all'uomo, disse «Sono stata io, Maestro, a toccarti... da anni soffro di una malattia incurabile... perdonami, sapevo che tu mi avresti guarita»; era quella stessa donna che piangeva di gioia e consolazione e commiserazione di se stessa; l'uomo la guardò negli occhi e le disse «Donna, il tuo amore è grande e ti ha salvata». L'uomo che agli occhi velati di pianto della donna era sembrato un fusto d'albero scosso dal vento, adesso era stanco e voleva ritirarsi in un luogo tranquillo per stare solo e pregare; si aprì un varco tra la folla che lo accerchiava e stringeva da ogni lato e, lasciando i suoi discepoli a occuparsi di quelle persone smarrite nel corpo e nell'anima, si allontanò, pregando che non lo seguissero.


Il giorno cedeva il passo alla notte, lentamente, e nell'aria serena della sera il crepuscolo sembrava luminoso come l'alba, e l'ora seròtina stentava a cedere il testimone alle tenebre. L'uomo, posto su di un'altura rocciosa scabra e quasi priva di vegetazione, sembrava ora veramente un albero misterioso, simile a nessuna delle piante conosciute in quella regione. Seduto, pensava... riposava il corpo e l'anima nella frescura della sera... il suo volto era ancora coperto della sabbia del giorno, quella sabbia fine smossa dalle migliaia di sandali che appartenevano ciascuno a un dolore, a un pentimento, a un rammarico.

Ora, nell'ora che precedeva le tenebre, l'uomo riposava, pregando. Stava parlando, nel segreto, con il suo padre vivente, il suo padre cosmico... quel padre che abita in ciascun cuore e in ciascuna mente che conosca o abbia conosciuto, e fosse solo per un momento, l'amore; quell'amore che volgeva la sua forza fuori di sé inondando l'altro da sé. L'uomo sapeva che presto sarebbero scese le oscure fauci delle tenebre, ma non le temeva.

L'oscurità non poteva vincerlo, non poteva atterrarlo, non poteva sconfessare le sue parole né i suoi pensieri; poteva soltanto denunciarlo, dichiarando il falso; poteva soltanto insultarlo, senza ragione alcuna... e così, in quella notte ormai fonda e buia, una voce sollevò il vento annunciando parole di sconforto e ignavia, insultando l'uomo che ancora sedeva su di una roccia e non l'ascoltava.

La voce si fece rabbiosa, violenta, terribile... sembrava volesse sconquassare il mondo intero... scatenò un putiferio, ma quell'uomo restava seduto, imperturbabile. Allora, la voce gli disse «Bestia, ascoltami, se è vero che a te non posso recare danno, allora sappi che lo recherò agli altri, alla gente, a quelle persone smarrite che ti seguono e che tu ami tanto»... l'uomo pianse; era proprio questa l'unica cosa che potesse scuoterlo, che potesse ferire il suo cuore e le tenebre lo sapevano.
Allora, piangendo, lui disse rivolto al nulla da cui proveniva quella voce: «Tu non oserai toccare nessuno di coloro che io amo, non te lo permetto; se tu oserai, sappi che io ti distruggerò e che per te non ci sarà salvezza in alcun posto su questa terra promessa alla pace e che tu cerchi di sconvolgere e di perdere dalla luce all'oscurità. Io sono una spada e taglierò il tuo ventre gravido di insipienza, dolore e malessere»... gli risposero le tenebre «Ti odio, noi ti odiamo; tu sei la nostra perdizione ma non riuscirai a fermarci, noi contamineremo e distruggeremo ciò che tu più ami.

Vattene da questa terra, tu, figlio del Logos». Le tenebre si ritirarono e fu giorno nuovo; l'uomo sapeva che la voce udita in quella notte era già all'opera, e scese dalla collina a valle, recandosi là dove lo attendevano i suoi discepoli insieme a una folla di persone che attendevano una sua parola, un suo gesto... andò, arrivò e si guardò intorno; i suoi occhi erano velati di lacrime proprio come lo erano stati quelli della donna che lui, senza conoscere, aveva guarito; anche al suo sguardo, ora, quella folla di esseri umani appariva come un folto bosco di esili alberi scossi e battuti dal vento.

Piangeva, e una folla incomposta, ignara di quel che stesse facendo, lottava per raccogliere le sue lacrime... cominciarono le guarigioni, chiunque si bagnasse di quelle lacrime guariva da qualsiasi male... la voce si sparse rapidamente e la folla si fece ancora più grande, una marea indistinta di gente in preda all'euforia... l'uomo piangeva, piangeva perché sapeva che poco era ciò che lui poteva fare per accontentarli; volevano essere guariti dai mali del corpo, ma nessuno di loro sembrava preoccuparsi di malesseri ben più devastanti e terribili... l'uomo piangeva e sembrava non riuscisse più a controllarsi; allora, fu scosso da alcuni suoi discepoli i quali gli riferirono un fatto semplice: la gente aveva fame, erano stati tutta la notte e tutto il mattino in quel luogo aspettando il suo ritorno, adesso avevano fame, molti si sentivano mancare le forze e l'euforia di quel momento accelerava il processo di sfinimento... l'uomo disse ai suoi discepoli «Solo per questo vi preoccupate? Date voi loro di che cibarsi», quelli risposero «Ma... Maestro, noi non abbiamo di che sfamare migliaia di persone... come possiamo fare ciò che tu ci chiedi?»; l'uomo gli rispose «Portate qui ciò che avete»... detto questo, i fatti che seguirono non furono né colti né compresi da essere umano alcuno, neppure dalla cerchia più ristretta dei suoi discepoli; tutto sembrò accadere come in sogno. Improvvisamente, pane e pesci a volontà per tutti... c'era di che sfamare un'intera città.


Quel giorno le tenebre si ritirarono ma giurarono vendetta, morte e distruzione. Quell'uomo, poco tempo dopo, fu ucciso... il suo messaggio fu colto da pochi, pochissimi, e così le tenebre riuscirono ad avverare il loro giuramento... ma il loro tempo è breve e avrà fine.

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